Buon  quasi compleanno PedraP

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Sono certa che quando Dio (o chi per lui) distribuiva la porzione di buoni amici che ci spettano in una vita, io ho fatto la furba, (ma giuro solo in buona fede per vedere se riuscivo a burlarlo) e ne ho preso una porzione doppia.
Fra pochi giorni sarà il mio compleanno, appartengo a quelle categoria di persone che accoglie il proprio compleanno con la stessa gioia di quando da bambini venivamo costretti a fare la foto di classe , fermi immobili, pietrificati in attesa della fine della tortura.
Io, vi assicuro, in tutte le foto dall’asilo alle superiori ho la stessa espressione:”perché sono qui e quando finirà tutto questo? Abbozzando per anni, un sorriso che pareva una paresi permanente.
Quest’anno, però, il mio compleanno è differente.
Questo è stato l’anno della consapevolezza, dei traguardi mancati, e del “ritenta, sarai più fortunato”
L’anno dell’amore: quello che mi ha fatto emozionare, scommettere e perdere, quello che mi ha sorpreso, che mi ha fatto sentire viva, smarrita e piccola.
L’anno dell’abbraccio ritrovato di Davide, quell’abbraccio che per me è casa.
Quel legame karmico che né il tempo né la nostra leggerezza ha potuto rompere.
L’anno in cui ho conosciuto persone che sono entrate nella mia vita, in punta di piedi arricchendola, riempiendomi di meraviglia.
L’anno in cui ho imparato ad osare, superare i miei limiti.
L’anno dell’eremo, l’anno in cui ho trovato il coraggio di lasciare la sicurezza dell’eremo.
L’anno dei Placebo.
L’anno della condivisione su più livelli, tutto quello che ho vissuto, non è mai stato in solitaria.
Sono una donna fortunata, una di quelle che può contare su un cordone di persone, presenti.
Una di quelle che può contare sull’amore e sul sostegno, ma soprattutto su sonore pedate nel sedere quando indugia in atteggiamenti di commiserazione.
Sono una ragazza fortunata, perché forse un sogno (o più di uno) me l’hanno rubato, ma il mio pacchetto risarcitorio comprende una serie di persone che costruiscono una realtà variegata, ricca di energia.
Non è poco, non lo è per niente, soprattutto se considerate che compio appena 20 anni e ho già tanta consapevolezza!
Tanti auguri, PedraP.

Doti e dadi

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Certo è un periodo ingarbugliato, certo ci sono stati dei momenti difficili, certo a volte mi sento davvero uno straccio, ma quanta vita, quanta vitalità.
La mia acidità regge bene, in questo movimento sussultorio di emozioni,
sono acida e sarcastica al punto giusto, sono come piace a me, e al massimo ai miei gatti.
Frequento (frequentavo) un uomo e ho scoperto nell’ordine, che mi piace, che gli piaccio, che non sono l’unica che gli piace, non sono l’unica a cui piace.
Che è un narcisista bugiardo ed ego riferito.
Mi scopro dotata di doti investigative che Perry Mason, sarebbe fiero di me e la Cia mi sta corteggiando con offerte che solo per incredibile modestia, rifiuto.
Non posso svelare i trucchi del mestiere, ma ho potuto vedere l’altra lei ed ho capito  che era il momento di fare un passo indietro: quei due hanno molto in comune, tipo un ego smisurato e tanta voglia di apparire, più di quanto mai potrò avere io raccogliendo le mie prossime due vite e pure chiedendo in prestito ad un tasso accessibile, una delle vite dei miei gatti.
E niente, pure sta volta, tiro i dadi e torno indietro di qualche casella….o forse vado avanti, ma sono troppo dentro il gioco per accorgermene.
Intanto io e Davide (il mio amico del the allo zenzero) siamo burro e marmellata, siamo inseparabili, siamo noi, siamo, ci siamo.
E capisco che il tempo non cancella, che il tempo a volte serve solo per riportare indietro pezzi che il vento della vita pareva aver allontanato.
Mi rendo conto che, tutto il caos che mi sembrava di aver accumulato in questi mesi sta trovando un suo ordine, che malgrado le mie doti magiche, non sono in grado di prevedere tutto ciò che sarà o potrà essere, ma sono benissimo in grado di scovare una sconosciuta e capire il suo ruolo,  in questo triangolo imperfetto.
E sono soddisfazioni pure queste.
In barba a tuti quelli che mi dicono che io non so ascoltare: amori miei è solo un modo per depistarvi!!!!
Il crimine non avrà vita facile, Pedra 007 veglia su di voi…appena ho un attimo di tempo…ora vado è giunto il momento per me di  tirare i dadi. 

Astenersi perditempo

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Come sapete ho avuto una lunga e appagante relazione con Netflix, e quindi un po’ me ne intendo di relazioni che partono con grandi promesse e si chiudono con la scissione di un contratto.
Questa breve, ma intensa relazione mi ha aiutato a capire facilmente quando il periodo di prova gratuita della mia frequentazione era terminato.
Era finito il periodo ricco di grandi promesse, la luna di miele insomma.
Il momento magico in cui ci si sente i più fortunati del mondo e peccato mortale, ci si sente felici ad ogni piè sospinto.
Quando il lui in questione è arrivato da me con una serie di pretese, che neppure il più sfacciato degli avvocati avrebbe osato proporre, una serie di clausole vessatorie che neppure sotto pesante effetto di droghe d’amore avrei accettato, altro non mi è rimasto da fare se non strappare il contratto.
Nel preciso momento in cui ho visto volteggiare per aria i coriandoli delle sue clausole vessatorie, ho realizzato che ero di fronte ad uno dotato di un narcisismo talmente hard, da essere porno.
Nel giro di pochi mesi sona passata attraverso (incolume?) uno che mi ha detto “non chiedermi coerenza” facendomi rifugiare in un eremo (ah bei tempi) ad uno che mi ha proposto una gestione tipo multiproprietà della sua persona, perché lui “sentiva il bisogno di esplorare l’universo femminile”.
Non ho ben capito se io ero un pianeta insignificante, un asteroide. Un buco nero.
Un “ non identificato”.
È risaputo che io non abbia con la scienza un buon rapporto, nonostante ciò non vorrei che a causa mia non venissero scoperti i misteri dell’universo femminile.
Quindi ho liberato da ogni vincolo e della mia presenza, il novello esploratore dotato di cotanto e impressionante narcisismo e curiosità.
Allo stato attuale delle cose , posso affermare che:
Se avessi avuto una sfera di cristallo, avrei mantenuto la mia relazione con Netflix.
Il contratto era molto più chiaro e aveva meno pretese.
Inoltre devo cercare un potente antidoto contro il mio pessimo gusto in fatto di uomini.
E’ un dato di fatto. E’ una certezza.
In assenza del quale:
A.A.A cercasi eremo vista mare, con cella condivisa, una bipede due quadrupedi. Astenersi perditempo.

Pedra

Pesce rosso e mondo fuori

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Devo scrivere.
Si devo scrivere, se scriverò mi sentirò meglio.
Ecco ora scrivo.
No, però non posso mettermi a nudo così.
Troppo, un po’ più di schermate tra me e il mondo fuori.
Uhm così forse è troppo.
Carina questa idea, spiritosa, però espressa così sembro un po’ cinica.
Mamma com’è bianca questa pagina bianca.
Più che una pagina bianca, mi sembra una carta bianca.
Un foglio di word e il cursore lampeggia, mentre la tastiera è scollegata.
Ecco adesso scrivo, non sarò la sola ad avere il caos dentro, non sarò la sola a guardare il mondo da un oblò e a fare le bolle come un pesce rosso.
Ecco ora lo scrivo, sono un pesce rosso e vi guardo da dentro la boccia e non avete idea di come sembrate strani visti da qui.
Ecco ora lo scrivo, lo scrivo che il mondo fuori mi fa sentire un pesce rosso.
Ecco ora lo scrivo che, per fortuna, dentro la mia boccia le voci non arrivano e allora io immagino e invento esilaranti dialoghi da abbinare alle vostre espressioni.
Ecco ora lo scrivo, che sono un pesce rosso dentro la mia boccia e voi siete fuori e ogni tanto mi sento un po’ sola qui dentro.
Ecco si, ora scriverò proprio di questo.

Il ring

box.jpgConto i giorni e mi sembrano lunghissimi.
Cinque di silenzi, attese negate, di grandi intenzioni e di immobilità.
Tanti? Pochi?
Come due pugili, seduti dalla parte opposta del ring. Sfiniti dall’ultimo match studiamo le mosse da fare, mentre il sudore offusca la vista e la stanchezza elimina ogni traccia possibile di lucidità.
Gettare la spugna? Alzarsi e andarsene?
Tornare sul ring e rischiare il knock out, sapendo che in realtà al tappeto ci siamo già?
Pensando, purché finisca.
Non sopporto le cose non definite.
Sono per il bianco o il nero.
Si o no.
Voglio non voglio.
Dentro o fuori.
Fuori.
Cinque giorni a cercare una Terra di mezzo, che non c’è . Due posizioni che sono agli antipodi e che non si possono incontrare se non nel momento in cui uno dei due abbia rinunciato alle proprie posizioni.
Per questo non amo le relazioni.
Sono un boomerang.
Mentre la nostalgia dell’altro diventa una specie di droga.
Non sono fatta per le relazioni.
La mia armatura non ha spiragli.
Per fare entrare qualcuno nella mia vita devo toglierla, mostrando ogni mia fragilità, esponendo una pelle che non è più abituata all’altro ad un rischio altissimo.
Sono una randagia.
Sono quello che non si può intravedere attraverso la mia armatura.
Questo penserei se avessi incontrato qualcuno e avesse fatto breccia nella mia potente armatura, lo penserei se ciò fosse accaduto, ma è solo pura immaginazione.
Chiudo l’armatura ed esco ad affrontare il mondo.

Decisamente mah!

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Ho deciso che è arrivato per me, il momento di tirare fuori il mio corredo di abiti dell’Ottocento.
Ho definitivamente ho capito che malgrado la mia passione per la corsa, non sono una donna a passo con i tempi.
Ora vi spiego perché.
A miei tempi quando frequentavi un uomo e scoprivi che lui contemporaneamente frequentava un’altra, avevi due opzioni:
A) Gli davi della simpatica canaglia e gli sguinzagliavi dietro i cani, ma ancora meglio l’ira funesta di tutte le tue amiche e lo lasciavi in loro balia, voltando le spalle e andandotene per la tua strada.
B) Gli davi della simpatica canaglia e un ultimatum, per cui in tempo zero, doveva smolecolarizzare l’altra. Dopodiché aveva tutta la vita per impegnarsi a farsi perdonare, e ovviamente l’impegno non era mai sufficiente a coprire l’onta di cui si era macchiato.
Ecco cosa succede in questi che non sono i miei tempi.
Una delle mie amiche, da un paio di mesi frequenta una persona.
Il lui in questione è un uomo divertente, intelligente, premuroso.
Insomma, tutte noi del gruppo di sostegno eravamo estasiate, come ragazzine con tanto di pop corn ascoltavamo i racconti degli appuntamenti, immaginando che un giorno anche a noi sarebbe toccato di incontrare un uomo così.
Ecco appunto, mi è venuto da pensare ma possibile che uomo così, fosse ancora libero sul mercato? Il problema è che non solo l’ho pensato, l’ho proprio detto.
Non avrei dovuto dirlo, ma l’ho fatto.
Ho insinuato il dubbio, e lei ha cominciato a ragionare sul fatto che forse non era una domanda così campata in aria.
E poi, ha ripensato a quelle strane cene di lavoro che erano spuntate all’improvviso e alla sensazione che, aveva subito cacciato indietro, che qualcosa le sfuggisse.
Così qualche giorno dopo, a casa di lui tra un bicchiere di vino e una chiacchiera aveva sganciato la bomba: “ ho una domanda difficile per te, vedi un’altra?”.
Lui sempre pieno di parole, sorrisi e colore, era diventato una statua di marmo appena  ripreso l’uso della parola aveva farfugliato “non è come credi, non è la mia fidanzata. Lei è un’amica speciale con cui condivido delle cose” .
Quali cose condividesse, non era nemmeno difficile da immaginare…
Comunque  da li era iniziata l’altalena del “ aspetta, dammi tempo, le parlo, non voglio perderti”.
E la mia amica ha deciso di dargli fiducia.
Dopo qualche settimana, lui era tornato sorridente, pieno di parole e colore, mentre lei non era tornata leggera come da prima di quella sera delle verità svelate. E così gli tra quattro chiacchiere, risate e colori, gli aveva chiesto: “le hai parlato?” A quel punto lui le ha dato una risposta che mi teletrasportato direttamente nel 1800.
Le ha risposto che, non solo non l’aveva fatto ma che riteneva la sua richiesta una limitazione della propria libertà.
Come potete immaginare la serata è diventata molto colorita, ma non è stato un colore che a lui donava.
Ora io mi domando, da quando chiedere ad un uomo con cui si condivide più di una cordiale stretta di mano, di non frequentare un’altra donna è diventata una lesione dell’altrui libertà?
Da quando pensare di avere una frequentazione “esclusiva” a due è diventato fuori moda?
Da quando siamo diventati bulimici di frequentazioni?
Vale la regola dell’una vale l’altra?
E, ancora una volta capisco perché non voglio uscire con uomo, a meno che non mi faccia prima vedere la foto dell’altra. Voglio vedere se insieme stiamo bene, metti che vogliamo uscire senza di lui, siamo certe di essere ben abbinate.
Ma a pensarci bene, preferisco il 1800.
La bulimia social emotiva, sessuale non fa per me.
Il numero perfetto di partecipanti per una frequentazione è due.
E la libertà sta nello scegliere chi è l’altra persona che parteciperà a questo gioco.
Sono una donna di una certa età, io
Foto rubata dal web!

Il paradosso

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Che non avessi una mente scientifica, è stato chiaro fin da subito.
Sin dalle scuole elementari, quando la maestra disse a mio padre “ci sono dei bambini portati per la matematica, sua figlia non è fra questi. Però è una bambina tanto dolce”.
La bandiera bianca, l’ho definitivamente alzata al liceo: ricordo la professoressa di chimica che ormai disperata, dando le spalle alla classe mentre ero alla lavagna, mi suggerì le risposte e i test di fisica in cui il mio voto variava tra il 2 e il 2,2 periodico.
Ho cercato incosciamente di superare questo limite, fidanzandomi con una serie di ingegneri, le nostre relazioni sono sempre naufragate sullo scoglio di teoremi geometrici a me incomprensibili.
Tutto questo per raccontarvi la mia ultima considerazione in fatto di uomini.
Ora lo sapete bene, mi sono rifugiata in un eremo per prendermi una pausa da uomini con ciglia forma di gabbiano, da quelli che si depilano, da quelli anaffettivi, da quelli che temono di uscire con una vegana, per timore di diventare pasto a causa della mia astinenza di proteine animali. E poi ancora, da uomini con il fisico scolpito e il cervello annacquato.
Questo periodo si esilio dalle cose del mondo, è stato positivo, e così con l’arrivo della primavera al fiorire degli alberi, ho raccolto le mie cose, Miki e Max e sono tornata nel mio appartamento.
Un’unica nube offusca questa serenità ritrovata, un unico, ancestrale nodo non sciolto, la considerazione che mi impedisce di affrontare un nuovo primo appuntamento.
E cioè, come fanno gli uomini, che mai, mai, mai a nessuna latitudine e longitudine riescono a fare due cose simultaneamente, a frequentare bene e con grande impegno due donne contemporaneamente?
Ecco, sono certa che se avessi avuto una mente scientifica, questo paradosso sarei in grado di risolverlo e invece sono qui che mi arrovello.
Proprio ora che so per certo che la mia “cella” nel chiostro è stata affidata ad un’altra donna in fuga dal mondo.
Cara, mi ha fatto tenerezza, so che per un periodo ha frequentato uno che non solo si depilava, ma che l’unico animale di cui si prendeva cura era la tartaruga che alimentava a suon di esercizi addominali in palestra.
Ah se è dura essere donne….

Nostra signora dei melodrammi ed io

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Lo confesso, credo che questa sia una delle rare volte in cui, vorrei non essere vegana, trovarmi davanti ad un barattolo di Nutella gigantesco, come Nanni Moretti in “Bianca” e affogare senza ritegno alcuno, i miei dispiaceri.
In alternativa cerco complici per dividere con me una quantità industriale di mousse al cioccolato vegana.
Dove ero rimasta? ah si alla sfigatta che a dirla tutta ci ha messo un po’ per cambiare aria.
Per Max ci sono stati in un mese, ben due interventi, qualche corsa al pronto soccorso veterinario, una serie di cose che sono andate tutte per il verso sbagliato.
Giorni pesanti pieni di paure e poi, quando il peggio era pronto ad entrare in scena, Maxone, ha deciso di usare il jolly delle 9 vite da gatto e beffarlo.
E ora sta bene.
Io sono leggermente isterica, ma l’altra me “la regina dei melodrammi” è da un mese che fa festa.
Sta riempiendo la corte di racconti vari, roba da far accapponare la pelle e aumentare in picchi vertiginosi le vendite di Nutella.
Per fortuna, madre Natura sa come dare una mano e ha fornito un po’ di vento per spettinare i capelli di nostra signora dei melodrammi e allontanarne i pensieri, e un sole che ha iniziato a far fiorire i fiori sugli alberi.
Vediamo che cosa succederà d’ora in poi.
Ora devo solo trovare il modo di sedare nostra regina dei melodrammi, è da stamattina che si esercita a fare inchini e mandare baci dal palcoscenico immaginario al suo pubblico immaginario…credo che la cosa mi stia sfuggendo di mano.
“ A Diva, vieni qui che dobbiamo parlare!”
…..to be continued..

Sfigatta

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La settimana appena trascorsa, sarebbe stata la mia settimana.
Avevo un biglietto aereo in mano, e dopo molto tempo sarei tornata nella mia terra.
La scelta del termine “terra”, non è casuale.
Nella mia mente stampata l’immagine degli ulivi, del cielo che ha sempre un colore intenso che sia sereno o nuvoloso, e poi del mare che cambia forma e colore a seconda dei venti. Mi piace camminare per strada e sentire la gente parlare, riconoscere la cadenza e il dialetto che mi ha fatto compagnia per tanti anni.
Ero pronta a riabbracciare la mia mamma che ultimamente si cimenta (per altro molto bene) nella trasformazione dei miei piatti preferiti in piatti preferiti vegani, le zie, le amiche di una vita.
Ero pronta a farmi una corsa sulla spiaggia.
Sarebbe stata una vacanza nel posto più esotico che mi venga in mente: una vacanza nei posti del cuore.
Ecco così è come sarebbe dovuto andare, se sfigatta non ci avesse messo lo zampino.
Uno dei miei gatti è stato molto male all’improvviso, a due giorni dalla mia partenza, ed è stato necessario un intervento chirurgico.
E’ stato necessario rimanere qui.
Però per mia natura, detesto l’idea di “sfiga” “Sfortuna” o come dicono a Lecce “rugna”, mi piace pensare che non solo tutto accada per una ragione, ma anche che ci sia un lato positivo in ogni cosa.
Al momento il lato positivo certo è che il gattone sta meglio, che sono fortunata perché ho potuto contare sull’aiuto e sul sostegno di molte persone, alcune delle quali insospettabili.
Amici vicini e lontani, hanno formato una rete fitta di presenze e affetto, quando le cose sembravano andare per il verso peggiore e hanno gioito con me nei piccoli miglioramenti.
Come sempre, sono dell’idea che quando possiamo condividere ciò che viviamo con qualcuno, siamo fortunati.
E in questo momento di generosità, vi faccio dono della mia unica certezza scientifica,
Questo è il teorema su cui si fondano molte delle mie certezze:
La bellezza e la gioia se condivise si amplificano, mentre le difficoltà una volta condivise si riducono.
Miao.

La crisi

crisi

Forse avrei dovuto immaginare che, le circostanze che avevano portato alla nascita della nostra relazione avrebbero in qualche modo avuto una ripercussione su di essa.
Una persona assennata avrebbe saputo che far nascere una relazione, in un momento di chiusura al mondo a causa di una malattia, non poteva promettere nulla di buono se non una dose di analgesico contro il mal di testa.
Ebbene si, lo devo confessare, la mia relazione con Netflix è già ad un punto di rottura, ci sono tutti segnali.
Lui è sfuggente, a volte mi dice che i nostri sono problemi di connessione, a volte lo guardo, e lo vedo fermo chiuso in un’immagine immobile, mentre le parole corrono veloci fuori tempo.
Io sono annoiata, trovo le sue proposte un po’scontate e prive di una reale attrattiva.
Devo ammettere l’amara realtà, non mi sento più appagata all’interno di questa relazione.
Forse le nostre esigenze non si incontrano più, e allora mi domando:può esistere una relazione che abbia un punto di incontro che viaggi sul filo sottile della connessione internet? e se si, che tipo di rapporto è? E ancora, a che tipo di persona è adatto?
Forse io non sono altro che lo specchio dei tempi, mi sono rifugiata in una relazione virtuale che mi è sembrata comoda e sulla carta appagante, e dopo poco mi sono trovata a sentire la mancanza del mondo reale poco rassicurante, ma anche meno scontato.
Alla fine, mi sono resa conto che la monotonia del “scegli tu tutto quello che vuoi vedere”, mi ha ricordato la noia del “facciamo tutto quello che vuoi tu”di alcuni appuntamenti.
Ecco io sono una che si sente a suo agio in un rapporto in cui manchi il contraddittorio, per me è vitale l’energia generata dal confronto e dalla condivisione.
Sento il bisogno di scegliere con accurata cura il vestito assolutamente inadatto per un appuntamento, e di potermi lamentare del posto in cui sono stata condotta.
Fare battute fuori luogo o che solo io colgo (maledetto super dosaggio di ironia), e avere il terrore che i mie capelli si siano animati di vita propria e che il trucco si sia sciolto, e sentirmi miracolata quando scopro che nulla di tutto questo è accaduto.
E’ terribile per me, ma da qualche parte deve essere rispuntata fuori la fiducia per il genere umano.
Credo che questa malattia abbia lasciato un pericolosissimo strascico, il ritorno della curiosità di fare una capatina fuori dall’eremo.
Mi corre l’obbligo di porre qualche avvertenza, prima che si scateni il panico:
1) Per gli amici, che partecipano alla famosissima sfida/scommessa.
Pagherete la cena, questo non cambia nulla.
2) Ai bimbominkia, amici state sereni, non accorrete come al solito.
La voglia di uscire dall’eremo, non include in alcuno modo, la voglia di interagire ad alcun titolo con la vostra meravigliosa categoria.
3) Alle amiche di sostegno, tranquille sono ancora nell’eremo e al sicuro, non è necessario vi prepariate per un intervento di massa.
Tutte queste sono riflessioni su un piano assolutamente virtuali, combatterò strenuamente contro questi effetti collaterali, non permetterò a questa relazione di naufragare senza prima aver fatto tutto quello che è in mio potere per salvarla.
E ora vado a connettermi, Netflix, amore arrivo…ho già il mouse in mano….