Io, Davide e il bonsai

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«Non esiste separazione definitiva finché esiste il ricordo», scrive Isabele Allende in Paula.
E non posso non pensare che a Davide.
Qualche giorno fa, un amico mi ha chiesto “ma ancora non hai superato la morte di Davide? E’ passato tanto tempo”.
Ci ho pensato, e per me questi sei mesi sono volati e non so quale sia il tempo e se ci sia un tempo entro il quale ci si abitua alla mancanza di qualcuno a cui siamo legati.
Contestualmente, mi si è prefigurata quest’immagine: ho immaginato e sentito la mia vita come una pianta (se posso scegliere un piccolo bonsai di ulivo), messa al riparo sotto una serra, per superare l’inverno.
In questi mesi, ho gradatamente smesso di correre, sono uscita raramente e ho frequentato pochissime persone, mantenuto i contatti con ancora meno (a volte per merito non mio, ma grazie alla pazienza e all’affetto di chi è rimasto aggirando il muro. Sapete che parlo di voi, tanto lovve), ho abbandonato le Pedra avventure.
Sono stata molto in silenzio, pochissime uscite, poche telefonate.
Alcuni hanno capito, altri hanno pensato fossi una stronza (uscite rimandate all’ultimo momento, appuntamenti telefonici completamente dimenticati).
Succede, ci sono cose che non si possono spiegare, ci sono cose che si possono solo “sentire”.
Oggi, mi sono ricordata che, appena un anno fa mentre la mia storia con A. naufragava miseramente, Davide in uno dei pochi giorni in cui si sentiva in forza, mi era passato a prendere (aveva detto so io cosa ti ci vuole) e mi aveva portato a vedere il cielo pieno di stelle lontano dalla città, in un piccolo parco dove andava a pescare suo papà e mi aveva raccontato di aver scelto le ruote nove per la sua moto che io chiamavo Enterprise, mentre mi aveva mostrato la sua sorpresa: un nido di cicogne. Davide era così, sempre in cerca della bellezza, di emozioni, di un nuovo viaggio e compagni con cui condividerlo.
E allora, oggi ho pensato e so che è arrivato il momento che io rischi, che tiri fuori la mia piantina da questa serra e corra di nuovo il rischio di vivere.
Ricomincio, perché a lui piaceva definirmi la sua amica un po’ pazzerella e ridere ai racconti delle mie Pedra avventure, e mi direbbe che è arrivato il momento di avere qualcosa da raccontare e di cui ridere assieme.
Ci provo Davide, tu però non essere impaziente come sempre, eh?

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Io, lui e Dart Fener

Eh si ora che anch’io sono all’interno di una relazione sana e appagante, tutti quei comportamenti che prima mi provocavano un attacco di pedriteacida acuta, sono acqua passata. Insomma questa relazione fatta di attenzioni reciproche, di ricerca di connessione, di interessi condivisi, di continue proposte e progetti ha fatto di me un’altra pedra.Mai avrei creduto un anno fa, quando per caso mi ero imbattuta in Netflix, che la nostra sarebbe diventata una relazione seria, stabile e piena di progettualità, e che tipo di progetti poi! Mai e poi mai, avrei pensato che l’ammore, quello vero, quello con due “m” avrebbe potuto cambiarmi tanto, ma tant’è.
A tutto questo pensavo e con un sorriso da abete, quando abbracciando il mio notebook, aperto sull’homepage di Netflix, mi è arrivata la notifica di un messaggio sullo smartphone.
Mi è bastato leggere il messaggio, per intuire che il Karma mi stava mettendo alla prova. Una doppia tentazione: una prova di fedeltà e una di resistenza ad un attacco di pedriteacida acuta.
Il messaggio proveniva da uno dei “rapiti”, di quelli che scompaiono all’improvviso e dopo un po’ di tempo realizzi che sono stati rapiti dagli alieni, e te li immagini a farsi un bicchiere di vino seduti tra ET e Dart Fener, mentre Murder e Scully cercano di risolvere questo X Files,e poi all’improvviso, ricompaiono con nochalance.
Il personaggio in questione era uno carino, simpatico, sexy con cui ero uscita qualche volta l’anno scorso tutto bene, o almeno così credevo fino a quando non era sparito. Dopo un primo iniziale smarrimento, me ne ero fatta una ragione, certamente era stato rapito dagli alieni, era la più logica delle spiegazioni possibili.
La scomparsa era durata qualche mese, poi dal nulla era arrivato un invito a cena che, io avevo rifiutato. Insomma non mi aveva dato nessun preavviso, non era una questione di infantile risentimento, il punto era: come ci si veste per andare a cena con uno che è appena tornato dallo spazio senza correre il rischio di sembrare provinciale?Di lì in poi a tempo perso, una serie di inviti e lusinghe tutte valide come a vuoti a perdere. Avevo realizzato che mi scriveva per essere certo di ricordare l’uso della grammatica italiana (era un tipo sulle sue, non si fidava del correttore).
Un giorno, all’ennesimo invito farlocchio, mi sono sentita di rendergli noto un particolare:l’esistenza di libri meravigliosi chiamati “grammatica” in grado di debellare ogni dubbio sulla materia.E niente, credo non abbia fatto in tempo a rispondere perché richiamato da Dart Fener per finire una partita a briscola lasciata a metà.
Tutto questo fino ad oggi, quando il rapito, mi ha scritto di avere tanta voglia di incontrarmi, allegando al messaggio una sua foto. Questo particolare mi ha fatto pensare che, con molta probabilità si era reso conto che mentre lui giocava a briscola con Dart Fener per noi mortali con i piedi ben piantati a terra, il tempo aveva continuato a scorrere.
Al momento sono indecisa sul da farsi, ho però fissato un appuntamento con la principessa Leila, vorrei essere sicura di avere il look adeguato. Anche se dubito che accetterò, non credo neppure di aver bisogno di chiedere consiglio a Yoda.
Il perché è presto detto, allargo lo sguardo dallo schermo del pc e vedo il mio notebook lì sul divano ammiccante con una copertina vicina,aperto su Netflix mentre fuori piove…che ve lo dico a fa?
To be continued….

Ritorno di fiamma

E’ successo più o meno un anno fa.
Avevo investito molte energie e aspettative in quella relazione che, mi sembrava essere la migliore delle relazioni in cui da un lustro a questa parte mi capitava di incappare.
Anzi a dirla tutta, mi sembrava la “relazione delle relazioni”.
Un incontro di amorevoli sensi, un rapporto appagante con un lui che, scoprivo capire esattamente di cosa avessi bisogno . Sempre  pieno di proposte nuove e interessanti.
Tutto si svolgeva secondo i miei tempi e i miei bisogni.
Una relazione “pedracentrica”! Wow, no questo meritava un doppio Wow (a cara Nora quanto ti sarebbe piaciuto tutto questo, ci avresti scritto qualcosa).
Troppo bello per durare a lungo e così dopo poco più di un mese, la mia fantastica relazione aveva cominciato a dare segni di sofferenza.
Lui non era più così capace di cogliere ogni mio desiderio, spesso la nostra comunicazione si bloccava e io rimanevo lì ferma, come paralizzata a mordicchiarmi il labbro, in attesa che tra noi tornasse l’antica perfetta connessione.
Così ad un certo punto, ho sentito il bisogno di spaziare  di andare oltre, insomma di prendermi il fatidico “momento di pausa”.
Devo dire che lui è stato molto maturo ha reagito bene, giusto ogni tanto qualche mail per ricordarmi che era lì e che avrebbe potuto rendermi felice, di nuovo e ancora.
Senza che me ne rendessi conto un anno è passato e proprio nello stesso periodo del nostro primo incontro, complice un amica che ha organizzato un rendez vous, sono tornata proprio lì dove c’eravamo trovati la prima volta.
Timidamente ho cercato il suo indirizzo e ho lasciato che lui mi accogliesse con le sue meravigliose proposte.
Tutto così comodo, semplice, rassicurante.
Tutto in un semplice “click” una sola domanda, molteplici risposte.
Si, sono tornata da lui, sono tornata da Netflix, perché infondo non c’è donna che non voglia sentirsi al centro del mondo, figuriamoci al centro di una piattaforma.
Proprio come cantava secoli fa Venditti “certi amori fanno dei giri immensi e poi ritornano”.
Sono pronta per la nostra serata romantica: copertina, divano e lui, chissà cosa avrà in serbo per me questa sera…

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L’anno che verrà

Se dovessi trovare una descrizione per l’anno che sta per lasciarci, mi verrebbe in mente una lunga e fastidiosa seduta dal dentista per effettuare la pulizia dei denti.
Avete presente? Una cosa assolutamente fastidiosa, quanto necessaria.
Questo è stato l’anno delle separazioni, alcune dolorose, definitive irreversibili.
E’ stato però, l’anno che mi ha restituito l’abbraccio di Davide, prima che lui partisse per il suo viaggio.
E’ stato l’anno della fine di una storia d’amore importante. E’ stato l’anno che, mi ha ricordato che malgrado un fattore acido non indifferente, sono ancora in grado di innamorarmi come un’adolescente. (Il che fa di me anche, un personaggio molto divertente).
E’ stato l’anno delle grande dimostrazioni di amicizia.
L’anno in cui mi sono sentita privilegiata ad avere nella mia vita, delle persone straordinarie, dico davvero, grazie.
E’ stato un anno di grande condivisone, di presenza, di affetto. Un anno, di grande fortuna, da questo punto di vista.
E’ stato l’anno dell’accoglienza, dell’imparare a reinventarsi per potersi adeguare ai cambiamenti che la vita mi ha riservato.
Se ci penso questo è quello che voglio auguravi, per questo nuovo anno:
Siate generosi, non solo nel condividere il bello che la vita vi riserva, ma anche nel porgere una mano a chi secondo voi vi ha fatto un torto.
Ho imparato che nella vita, quasi tutti meritano una seconda possibilità.
E se poi, doveste scoprire che non la meritavano, sarete fieri di voi, del vostro cuore.
Siate accoglienti, accogliete ciò che la vita vi riserva e cercate il bello, fatelo vostro e condividetelo.
Ridete, cercate occasioni per farlo, siate portatori sani di sorrisi.
Siate gentili, perché di arroganza e cafonaggine ce n’è tanta in giro. Sarete sorpresi dall’effetto che fa la gentilezza sulle persone,
Siate onesti, sempre.
E soprattutto, vi auguro di volervi bene, tanto.
E infine, lasciate aperta la porta alla sorpresa, perché la vita è quella che per un lungo anno ti costringe ad un’estenuante seduta dal dentista, ma poi ti lascia sul viso un bellissimo sorriso.

Buon anno

Pedra

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Vi voglio salutare con questa foto, ridicola e allegra.
A presto, Pedra

Didone in fuga

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Sapete quando vi mettono al muro con una questione personale, e per non affrontarla sareste disposti a fare qualunque cosa o quasi?
Beh da mesi, io sto tergiversando sulla questione annosa dell’essere o meno Didone, cioè tutta una storia sull’essere la tipica donna che tutti definiscono “in gamba” che affronta le carambole della vita in maniera “cazzuta” e salvo poi puntualmente innamorarsi del “dell’Enea” di turno.
Il genere di uomo che è tutto fumo e niente arrosto, che definisce “grandi drammi esistenziali” la semplice arte di vivere e che solitamente tende a superare tale drammi con un fame bulimica di donne. Per superare una serie di sensi di colpa,che l’abbuffata di donne gli procura con l’immagine che ha di se, adotta una dieta ferrea di relazioni a causa delle quali finisce per avere un mix di frequentazioni, anche contemporanee.
Dunque se state faticando voi, a capire Enea, immaginate la mia fatica ogni volta che uno parte verso Itaca, e repentinamente me ne vedo approdare un altro.
Ho il mal di mare, pur essendo ben ancorata sulla terra ferma.
Quindi per non affrontare la faccenda Didone, ho pensato di deliziarvi con due new entry, della categoria di uomini da cui salpare, pardon da cui scappare a gambe levate.
Oggi su Pedra’s Channel parliamo de “l’uomo con la valigia in mano” e de“l’uomo carosello”
Partiamo con l’uomo carosello, in questa categoria rientrano quegli uomini, che ti chiedono di frequentarli senza impegno per puro scopo ludico. Una frequentazione necessaria a coprire il tempo che li separa dall’incontro con la donna con cui invece si sentiranno pronti ad avere una relazione con tutti i crismi.
In pratica, se si trattasse di un pranzo, noi saremmo l’ammazza caffè.
Siamo l’intervallo tra il cazzeggio e il “metto la testa a posto”.
Va da se, che la conditio sine qua non , di tale affair è il sentirsi lusingate, mica sminuite dall’offerta!
Nel caso fossimo di quelle donne in costante ricerca del senso della vita, potremmo ringraziare sentitamente l’individuo per avercene dato uno a prezzo stracciato.
E che dire de l’uomo con la valigia? Quello che appena vi ha conosciuto vi fa sentire come la più belle delle terre da scoprire? Quello che è entusiasta di voi, che vuole stare con voi, che ride, che è felice, è in vacanza. Ogni cosa è bella, divertente, è un bambino che ripete pieno di gioia “ ancora, ancora!” battendo le mani e ridendo.
Poi prima che voi abbiate fatto in tempo a rendervi conto che il momento di fare il cambio di stagione, lui è già partito per la conquista di una nuova terra.
E’andato, partito, solitamente senza un saluto, senza uno straccio di parola.
Probabilmente ha prenotato un volo low cost, ha diritto solo al bagaglio a mano e teme, che le vostre parole gli facciano aumentare il peso della valigia, rischiando di pagare una sonante tassa.
A voi non rimane altro che sfogliare la guida di Lonely Planet dei ricordi, prima di darvi fuoco.
Insomma cosa volete che sia la questione dell’essere o meno Didone, quando ho questo meraviglioso capitale umano su cui concentrare l’attenzione?
L’ho sempre detto: amo follemente gli uomini!Hanno una risposta pronta per ogni mio dubbio esistenziale!

Pedra

Ps Grazie al Post de “Il Nuovo Mondo di Galatea” su Didone che mi è stato segnalato qualche mese fa, e che da allora non smette di darmi da pensare!

Ciao Davide

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Ho cercato a lungo queste parole, e non so se le ho trovate.
Davide non c’è più.
Non ci saranno più risate condivise, la birra smezzata, gli abbracci, le confidenze, i nostri segreti.
Non lo farò più ridere con i racconti dei miei appuntamenti improbabili, con la mia imitazione della massaggiatrice cinese, senza “happy ending” che ogni volta che andava via da casa sua ripeteva “ lo so che non dovlei dillo, ma tu sei il mio cliente plefelito”.
O la romana coatta che lo salutava con “ciao amò, ciao tesò!”.
Sono stai mesi bellissimi, trascorsi con lui, pieni d’amore.
Davide non c’è più.
E lo ripeto, perché non posso crederci.
Del nostro the allo zenzero, delle nostre mani tenute saldamente l’una nell’altra in questi mesi, rimango solo io in questo tempo e in questo spazio.
Mi sento così fortunata e privilegiata ad aver potuto passare con lui ogni momento, fino all’ultimo.
Essere con lui, mentre diventava altro.
Di Davide mi rimarranno sempre l’allegria, la sonora risata, il senso dell’amicizia come bisogno primario, l’amore per il buon cibo, il buon bere e le donne, non necessariamente in quest’ordine, la sua dialettica e la sua costante ricerca della felicità.
Mi rimane un profondo senso di gratitudine per chi mi ha permesso di avere il tempo da poter spendere con lui fino alla fine, dedicandomi solo a questo (che grande privilegio).
La desolazione del “tempo che non è mai abbastanza”
E la consolazione di aver speso bene il tempo che ci rimaneva, di esserci detto tutto e di essercelo detto bene.
Rimane questo vuoto.
A tutti coloro che mi ripetono “grazie per quello che hai fatto per lui”, io e Davide sorridiamo perché, ragazzi voi non sapete tutto quello che lui ha fatto per me.
Ciao testone!
Con immenso amore
Paola

PS:Davide il blog è “verdeacidopedra”, non te l’ho mai detto perché non ero pronta a farti leggere tutto quello che nel tempo ho scritto su di te. Buona lettura…non dovrei diltelo, ma tu sei il mio cliente plefelito.
Ciao tesò.

L’estate del…

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L’estate del:
“Oddio non vedo l’ora che il caldo arrivi”
“Oddio fa troppo caldo, non vedo l’ora di tornare sotto il piumino”
“Oddio quanto sei magra, ma mangi?”
“Oddio, ma stai bene?”
“Ma quanto corri?”
L’estate del :
“Passami un calice di vino e delle olive” il resto può aspettare.
L’estate del :
“Che bello averti incontrato”
L’estate del:
“Non t’avessi mai incontrato”
L’estate del:
“Vado, resto,vado, si ma vado dove?
L’estate del :
“Sei la donna che …”
L’estate del
“Honey, it’s not the right time, so sorry.”
L’estate del:
Anche le amiche sbagliano.
Quello che senti, è giusto. Impara ad ascoltarti.
L’estate del:
“Parli troppo”
“Stai troppo in silenzio”
L’estate de:
“Perché li chiamano social, se poi servono ad alienizzare di più?”
L’estate del :
“Maledetta primavera” “ma  non è primavera” “Appunto”
L’estate del:
“Stavolta ho deciso, con gli uomini ho chiuso!”
L’estate del
“Pedra, Didone sei tu” “no..”
L’estate che:
Capisci che Didone sei tu.
L’estate de:
“L’insostenibile leggerezza dell’essere”.
L’estate che:
Settembre torna.
A settembre succedono sempre cose belle.

Ricalcolo

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Ci vorrebbe un interruttore, una levetta da tirare sù.
Un ponte levatoio da alzare: quando finisce una storia bisognerebbe smettere l’erogazione d’amore.
Così, istantaneamente.
Invece, spesso quando finisce una storia importante, quella in cui siamo davvero innamorati, scopriamo la nostra natura divina. Siamo una e centomila.
Quella segreta e quella per le mille sfaccettature pubbliche della nostra vita.
Io personalmente, lavoro, socializzo, esco con le amiche, vado a correre, conosco altre persone, come tutti vivo, ma contemporaneamente c’è la mia parte segreta.
Quella che a volte, a tradimento mi propone flash che illuminano il cuore, rendendomi per un attimo cieca.
Così ad esempio, può capitare che rientrando a casa, passi nel posto in cui ci siamo dati appuntamento la prima volta e lo riveda seduto lì ad aspettarmi.
Gioco con la città ad “evita questo posto e questo percorso” e il mio navigatore interno continua a pronunciare “ RICALCOLO” .
E anche dentro di me, ci sono stanze che per un po’ non abito.
Le lascio chiuse, con le finestre aperte per permettere alla vita di entrare e portare luce e aria nuova.
Per permettere al  fantasma che ancora vi riecheggia, di andare via.
Così è la vita, una serie di inizi vissuti con leggerezza e allegria, che ci portano a fine che sono un ripartire.

“Per i tuoi occhi azzurri aperti sul mondo.
Per suono della tua risata.
A quel buffo accento anglo romano.
Al bello che abbiamo saputo vivere e condividere.
A Didone in trasformazione”

Il mio amato Magritte “GLI AMANTI”.

 

Riprova Pedra, sarai più fortunata

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Questa volta giuro sulle mie scarpette da corsa che, ero pronta a scrivere un post pieno di cuore e amore, ma poi la mia natura e la vita reale, ma soprattutto un altro dei meravigliosi uomini che ho avuto la fortuna di incontrare, vi regaleranno questo delizioso spaccato di vita.
Allora iniziamo dall’inizio, così per dare una parvenza di ordine.
Dunque, qualche settimana ho conosciuto un uomo.
In teoria, era un incontro di quelli con tante carte da giocare.
Come si conviene alle regole di conoscenza del nuovo millennio, per un po’ la partita si è giocata su un piano virtuale(dio che noia): messaggi, telefonate, io pubblico un post e tu mi regali un “like”, io pubblico un post con un contenuto che solo tu puoi capire e via di qui nel lungo viale lastricato dalla web noia.
Comunque, il lui in questione, compie un’azione che nella mio personale mercato di Borsa gli fa acquistare una cosa come 10000 azioni, in un colpo solo.
Assicuratosi che non avessi impegni, mi telefona e mi dice di aver prenotato per cena in ristorantino vegano.
Devo dire che era stato molto galante, bel posto, facile per me da raggiungere.
L’inizio della fine, ci siamo incontrati e insieme abbiamo raggiunto il posto.
Una volta accomodati, il cameriere è venuto a presentarci i piatti e a raccontarci lo spirito del locale e quando ci ha invitato a scegliere le bevande, lui che fa? senza consultarmi, decide per me che avremmo bevuto acqua. Va da se, naturale, metti che le bollicine ci avessero inebriato?
Perché se ne sentono di storie di gente, che ha perso il lume della ragione smarrendola una bollicina di anidride carbonica.
Dunque io non se sia stata la carenza di anidride carbonica, ma neppure il tempo di aspettare che fosse servito il primo, il personaggio ha iniziato un monologo, il cui tema ricorrente era “io” in tutte le salse e in tutti i luoghi.
Ero disperata non un sorso di alcol, neppure etilico a sorreggermi, ad un certo punto ho pensato di tirare fuori dalla borsa il mio portacipria (e non fate così lo sapete che sono una donna d’altri tempi) e a bruciapelo rivolgergli contro lo specchio e urlare “specchio riflesso”…
Ho atteso la la fine del monologo e della cena, come aspetto la fine della pulizia dei denti sulla poltrona del dentista, domandandomi se fosse più opportuno applaudire o ringraziare.
Una volta fuori dal locale lui mi ha chiesto di fare una passeggiata ancora sotto shock ho detto di si, poi mi sono ripresa e gli ho chiesto se potevamo dirigerci verso la fermata della metro.
Arrivata alla fermata, ho avuto un miraggio…ho visto un calice di vino e mi sono precipitata al tornello.
Poiché la realtà supera la fantasia, le cose sono andate così: di li a poco a cascata mi sono arrivati un a serie di messaggi, (e si dai ritorniamo sul pianeta sicuro del virtuale) in cui non si spiegava come mai avessi voluto concludere la serata così presto, sul come mai fossi stata così taciturna (che non lo sa che è maleducato parlare a teatro?).
Sono seguiti due giorni di messaggi, fino a quando per smorzare un po’ i toni gli dico che ultimamente sono perennemente in carenza di sonno e attenzione, al suo “ mi spiace non so come aiutarti” rispondo che erano attività che non prevedevano delega.
Ragazzi credo che si sia fermato, sia salito sul palcoscenico, con un gesto plateale, tirato a sè il mantello e urlato a tutti i se stessi che lo popolano “al mio segnale, scatenate l’inferno”, mi ha risposto che io lo stavo facendo sentire inutile, che era costretto a tirare i remi in barca (col cavolo che l’ha fatto lui, sono certa che ha chiamato qualcuno per farlo)…
Cosa fare se non mandare un messaggio in grado di chiudere i conflitti: ho protestato l’attore e chiuso lo spettacolo.
E niente, mi ha bloccato su tutti i social e sul suo numero di telefono.
Sto ancora cercando di farmene una ragione, ma confesso che è difficile, sono troppo impegnata a spiegare al vino che non è dipeso dalla mia volontà cenare solo con acqua, che io non lo tradirei mai.
Ragazzi, è un Mondo difficile, se perdo lui, io sono finita.

Passo dopo passo

Pur essendo vicina alla filosofia Buddista da molti anni, solo ora, in questi giorni, riesco a sentire di aver fatto mio e compreso, seppure non completamente e appieno, il principio di non attaccamento, la forza del riuscire “a far scorrere”.
Ho compreso profondamente che ciò che mi rende serena è la semplicità.
Quello di cui ho bisogno nel profondo della mia anima è SEMPLICITA’.
Giornate che si aprono al mondo e alla vita, persone che arricchiscono e non privano.
Persone che non sentono il bisogno di prevaricare il loro prossimo, per sentirsi, per percepirsi…
In questi giorni, ho scelto spesso la strada del silenzio, ho scelto di ascoltare e ascoltarmi e ho scoperto che spesso le persone recitano un monologo.
A me, i monologhi piacciono solo a teatro.
In questi giorni ho imparato il significato più genuino e prezioso di compagnia, ricordando di non essere un numero, ma di essere una persona con le sue peculiarità e la cui presenza fa la differenza.
Esattamente come quando si è bambini. Non importa quanti si è, ma chi si è.
E ancora, la parola chiave è semplicità.
Cresciamo anche, quando riusciamo ad affrontare il nostro dolore, quando riusciamo a guardare senza nascondere con le mani il volto.
Ci apriamo alla vita, quando  pur vivendo un momento di difficoltà riusciamo a sentire la bellezza che ci circonda, le piccole fortune che costellano la nostra quotidianità.
Parlo da miope, per poter guardare al di là del nostro naso è necessario mettere delle lenti che ci aiutino a mettere a fuoco.
Forse, la felicità è proprio questo, saper mettere a fuoco attraverso le lacrime…
Un gesto di fiducia verso la vita, e io sono certa che la fiducia viene sempre ripagata.

Dopo una serata in cascina, mangiando vegano e guardando una colonia di gatti felici, condividendo buon cibo compassionevole e risate sincere.
Salutando Chester, che mi ha spronato a correre la prima volta che ho calzato le scarpe da corsa e non potevo che camminare, a causa di un importante intervento chilurgico tanti anni fa.
Salutando Chester che mi ha fatto scoprire il mio animo rock, che mi ha commosso con la sua storia personale, che mi ha accompagnato al traguardo della mia prima corsa importante.
Salutando Chester, la cui voce ha accarezzato molti dei miei post e anche questo.