Didone in fuga

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Sapete quando vi mettono al muro con una questione personale, e per non affrontarla sareste disposti a fare qualunque cosa o quasi?
Beh da mesi, io sto tergiversando sulla questione annosa dell’essere o meno Didone, cioè tutta una storia sull’essere la tipica donna che tutti definiscono “in gamba” che affronta le carambole della vita in maniera “cazzuta” e salvo poi puntualmente innamorarsi del “dell’Enea” di turno.
Il genere di uomo che è tutto fumo e niente arrosto, che definisce “grandi drammi esistenziali” la semplice arte di vivere e che solitamente tende a superare tale drammi con un fame bulimica di donne. Per superare una serie di sensi di colpa,che l’abbuffata di donne gli procura con l’immagine che ha di se, adotta una dieta ferrea di relazioni a causa delle quali finisce per avere un mix di frequentazioni, anche contemporanee.
Dunque se state faticando voi, a capire Enea, immaginate la mia fatica ogni volta che uno parte verso Itaca, e repentinamente me ne vedo approdare un altro.
Ho il mal di mare, pur essendo ben ancorata sulla terra ferma.
Quindi per non affrontare la faccenda Didone, ho pensato di deliziarvi con due new entry, della categoria di uomini da cui salpare, pardon da cui scappare a gambe levate.
Oggi su Pedra’s Channel parliamo de “l’uomo con la valigia in mano” e de“l’uomo carosello”
Partiamo con l’uomo carosello, in questa categoria rientrano quegli uomini, che ti chiedono di frequentarli senza impegno per puro scopo ludico. Una frequentazione necessaria a coprire il tempo che li separa dall’incontro con la donna con cui invece si sentiranno pronti ad avere una relazione con tutti i crismi.
In pratica, se si trattasse di un pranzo, noi saremmo l’ammazza caffè.
Siamo l’intervallo tra il cazzeggio e il “metto la testa a posto”.
Va da se, che la conditio sine qua non , di tale affair è il sentirsi lusingate, mica sminuite dall’offerta!
Nel caso fossimo di quelle donne in costante ricerca del senso della vita, potremmo ringraziare sentitamente l’individuo per avercene dato uno a prezzo stracciato.
E che dire de l’uomo con la valigia? Quello che appena vi ha conosciuto vi fa sentire come la più belle delle terre da scoprire? Quello che è entusiasta di voi, che vuole stare con voi, che ride, che è felice, è in vacanza. Ogni cosa è bella, divertente, è un bambino che ripete pieno di gioia “ ancora, ancora!” battendo le mani e ridendo.
Poi prima che voi abbiate fatto in tempo a rendervi conto che il momento di fare il cambio di stagione, lui è già partito per la conquista di una nuova terra.
E’andato, partito, solitamente senza un saluto, senza uno straccio di parola.
Probabilmente ha prenotato un volo low cost, ha diritto solo al bagaglio a mano e teme, che le vostre parole gli facciano aumentare il peso della valigia, rischiando di pagare una sonante tassa.
A voi non rimane altro che sfogliare la guida di Lonely Planet dei ricordi, prima di darvi fuoco.
Insomma cosa volete che sia la questione dell’essere o meno Didone, quando ho questo meraviglioso capitale umano su cui concentrare l’attenzione?
L’ho sempre detto: amo follemente gli uomini!Hanno una risposta pronta per ogni mio dubbio esistenziale!

Pedra

Ps Grazie al Post de “Il Nuovo Mondo di Galatea” su Didone che mi è stato segnalato qualche mese fa, e che da allora non smette di darmi da pensare!

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Ciao Davide

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Ho cercato a lungo queste parole, e non so se le ho trovate.
Davide non c’è più.
Non ci saranno più risate condivise, la birra smezzata, gli abbracci, le confidenze, i nostri segreti.
Non lo farò più ridere con i racconti dei miei appuntamenti improbabili, con la mia imitazione della massaggiatrice cinese, senza “happy ending” che ogni volta che andava via da casa sua ripeteva “ lo so che non dovlei dillo, ma tu sei il mio cliente plefelito”.
O la romana coatta che lo salutava con “ciao amò, ciao tesò!”.
Sono stai mesi bellissimi, trascorsi con lui, pieni d’amore.
Davide non c’è più.
E lo ripeto, perché non posso crederci.
Del nostro the allo zenzero, delle nostre mani tenute saldamente l’una nell’altra in questi mesi, rimango solo io in questo tempo e in questo spazio.
Mi sento così fortunata e privilegiata ad aver potuto passare con lui ogni momento, fino all’ultimo.
Essere con lui, mentre diventava altro.
Di Davide mi rimarranno sempre l’allegria, la sonora risata, il senso dell’amicizia come bisogno primario, l’amore per il buon cibo, il buon bere e le donne, non necessariamente in quest’ordine, la sua dialettica e la sua costante ricerca della felicità.
Mi resterà la magia dell’incontro con alcune persone che lo amavano come me e con cui ora cerchiamo di costruire un “dopo”.
Mi rimane un profondo senso di gratitudine per chi mi ha permesso di avere il tempo da poter spendere con lui fino alla fine, dedicandomi solo a questo (che grande privilegio).
La desolazione del “tempo che non è mai abbastanza”
E la consolazione di aver speso bene il tempo che ci rimaneva, di esserci detto tutto e di essercelo detto bene.
Rimane questo vuoto.
A tutti coloro che mi ripetono “grazie per quello che hai fatto per lui”, io e Davide sorridiamo perché, ragazzi voi non sapete tutto quello che lui ha fatto per me.
Ciao testone!
Con immenso amore
Paola

PS:Davide il blog è “verdeacidopedra”, non te l’ho mai detto perché non ero pronta a farti leggere tutto quello che nel tempo ho scritto su di te. Buona lettura…non dovrei diltelo, ma tu sei il mio cliente plefelito.
Ciao tesò.

L’estate del…

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L’estate del:
“Oddio non vedo l’ora che il caldo arrivi”
“Oddio fa troppo caldo, non vedo l’ora di tornare sotto il piumino”
“Oddio quanto sei magra, ma mangi?”
“Oddio, ma stai bene?”
“Ma quanto corri?”
L’estate del :
“Passami un calice di vino e delle olive” il resto può aspettare.
L’estate del :
“Che bello averti incontrato”
L’estate del:
“Non t’avessi mai incontrato”
L’estate del:
“Vado, resto,vado, si ma vado dove?
L’estate del :
“Sei la donna che …”
L’estate del
“Honey, it’s not the right time, so sorry.”
L’estate del:
Anche le amiche sbagliano.
Quello che senti, è giusto. Impara ad ascoltarti.
L’estate del:
“Parli troppo”
“Stai troppo in silenzio”
L’estate de:
“Perché li chiamano social, se poi servono ad alienizzare di più?”
L’estate del :
“Maledetta primavera” “ma  non è primavera” “Appunto”
L’estate del:
“Stavolta ho deciso, con gli uomini ho chiuso!”
L’estate del
“Pedra, Didone sei tu” “no..”
L’estate che:
Capisci che Didone sei tu.
L’estate de:
“L’insostenibile leggerezza dell’essere”.
L’estate che:
Settembre torna.
A settembre succedono sempre cose belle.

Ricalcolo

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Ci vorrebbe un interruttore, una levetta da tirare sù.
Un ponte levatoio da alzare: quando finisce una storia bisognerebbe smettere l’erogazione d’amore.
Così, istantaneamente.
Invece, spesso quando finisce una storia importante, quella in cui siamo davvero innamorati, scopriamo la nostra natura divina. Siamo una e centomila.
Quella segreta e quella per le mille sfaccettature pubbliche della nostra vita.
Io personalmente, lavoro, socializzo, esco con le amiche, vado a correre, conosco altre persone, come tutti vivo, ma contemporaneamente c’è la mia parte segreta.
Quella che a volte, a tradimento mi propone flash che illuminano il cuore, rendendomi per un attimo cieca.
Così ad esempio, può capitare che rientrando a casa, passi nel posto in cui ci siamo dati appuntamento la prima volta e lo riveda seduto lì ad aspettarmi.
Gioco con la città ad “evita questo posto e questo percorso” e il mio navigatore interno continua a pronunciare “ RICALCOLO” .
E anche dentro di me, ci sono stanze che per un po’ non abito.
Le lascio chiuse, con le finestre aperte per permettere alla vita di entrare e portare luce e aria nuova.
Per permettere al  fantasma che ancora vi riecheggia, di andare via.
Così è la vita, una serie di inizi vissuti con leggerezza e allegria, che ci portano a fine che sono un ripartire.

“Per i tuoi occhi azzurri aperti sul mondo.
Per suono della tua risata.
A quel buffo accento anglo romano.
Al bello che abbiamo saputo vivere e condividere.
A Didone in trasformazione”

Il mio amato Magritte “GLI AMANTI”.

 

Riprova Pedra, sarai più fortunata

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Questa volta giuro sulle mie scarpette da corsa che, ero pronta a scrivere un post pieno di cuore e amore, ma poi la mia natura e la vita reale, ma soprattutto un altro dei meravigliosi uomini che ho avuto la fortuna di incontrare, vi regaleranno questo delizioso spaccato di vita.
Allora iniziamo dall’inizio, così per dare una parvenza di ordine.
Dunque, qualche settimana ho conosciuto un uomo.
In teoria, era un incontro di quelli con tante carte da giocare.
Come si conviene alle regole di conoscenza del nuovo millennio, per un po’ la partita si è giocata su un piano virtuale(dio che noia): messaggi, telefonate, io pubblico un post e tu mi regali un “like”, io pubblico un post con un contenuto che solo tu puoi capire e via di qui nel lungo viale lastricato dalla web noia.
Comunque, il lui in questione, compie un’azione che nella mio personale mercato di Borsa gli fa acquistare una cosa come 10000 azioni, in un colpo solo.
Assicuratosi che non avessi impegni, mi telefona e mi dice di aver prenotato per cena in ristorantino vegano.
Devo dire che era stato molto galante, bel posto, facile per me da raggiungere.
L’inizio della fine, ci siamo incontrati e insieme abbiamo raggiunto il posto.
Una volta accomodati, il cameriere è venuto a presentarci i piatti e a raccontarci lo spirito del locale e quando ci ha invitato a scegliere le bevande, lui che fa? senza consultarmi, decide per me che avremmo bevuto acqua. Va da se, naturale, metti che le bollicine ci avessero inebriato?
Perché se ne sentono di storie di gente, che ha perso il lume della ragione smarrendola una bollicina di anidride carbonica.
Dunque io non se sia stata la carenza di anidride carbonica, ma neppure il tempo di aspettare che fosse servito il primo, il personaggio ha iniziato un monologo, il cui tema ricorrente era “io” in tutte le salse e in tutti i luoghi.
Ero disperata non un sorso di alcol, neppure etilico a sorreggermi, ad un certo punto ho pensato di tirare fuori dalla borsa il mio portacipria (e non fate così lo sapete che sono una donna d’altri tempi) e a bruciapelo rivolgergli contro lo specchio e urlare “specchio riflesso”…
Ho atteso la la fine del monologo e della cena, come aspetto la fine della pulizia dei denti sulla poltrona del dentista, domandandomi se fosse più opportuno applaudire o ringraziare.
Una volta fuori dal locale lui mi ha chiesto di fare una passeggiata ancora sotto shock ho detto di si, poi mi sono ripresa e gli ho chiesto se potevamo dirigerci verso la fermata della metro.
Arrivata alla fermata, ho avuto un miraggio…ho visto un calice di vino e mi sono precipitata al tornello.
Poiché la realtà supera la fantasia, le cose sono andate così: di li a poco a cascata mi sono arrivati un a serie di messaggi, (e si dai ritorniamo sul pianeta sicuro del virtuale) in cui non si spiegava come mai avessi voluto concludere la serata così presto, sul come mai fossi stata così taciturna (che non lo sa che è maleducato parlare a teatro?).
Sono seguiti due giorni di messaggi, fino a quando per smorzare un po’ i toni gli dico che ultimamente sono perennemente in carenza di sonno e attenzione, al suo “ mi spiace non so come aiutarti” rispondo che erano attività che non prevedevano delega.
Ragazzi credo che si sia fermato, sia salito sul palcoscenico, con un gesto plateale, tirato a sè il mantello e urlato a tutti i se stessi che lo popolano “al mio segnale, scatenate l’inferno”, mi ha risposto che io lo stavo facendo sentire inutile, che era costretto a tirare i remi in barca (col cavolo che l’ha fatto lui, sono certa che ha chiamato qualcuno per farlo)…
Cosa fare se non mandare un messaggio in grado di chiudere i conflitti: ho protestato l’attore e chiuso lo spettacolo.
E niente, mi ha bloccato su tutti i social e sul suo numero di telefono.
Sto ancora cercando di farmene una ragione, ma confesso che è difficile, sono troppo impegnata a spiegare al vino che non è dipeso dalla mia volontà cenare solo con acqua, che io non lo tradirei mai.
Ragazzi, è un Mondo difficile, se perdo lui, io sono finita.

Passo dopo passo

Pur essendo vicina alla filosofia Buddista da molti anni, solo ora, in questi giorni, riesco a sentire di aver fatto mio e compreso, seppure non completamente e appieno, il principio di non attaccamento, la forza del riuscire “a far scorrere”.
Ho compreso profondamente che ciò che mi rende serena è la semplicità.
Quello di cui ho bisogno nel profondo della mia anima è SEMPLICITA’.
Giornate che si aprono al mondo e alla vita, persone che arricchiscono e non privano.
Persone che non sentono il bisogno di prevaricare il loro prossimo, per sentirsi, per percepirsi…
In questi giorni, ho scelto spesso la strada del silenzio, ho scelto di ascoltare e ascoltarmi e ho scoperto che spesso le persone recitano un monologo.
A me, i monologhi piacciono solo a teatro.
In questi giorni ho imparato il significato più genuino e prezioso di compagnia, ricordando di non essere un numero, ma di essere una persona con le sue peculiarità e la cui presenza fa la differenza.
Esattamente come quando si è bambini. Non importa quanti si è, ma chi si è.
E ancora, la parola chiave è semplicità.
Cresciamo anche, quando riusciamo ad affrontare il nostro dolore, quando riusciamo a guardare senza nascondere con le mani il volto.
Ci apriamo alla vita, quando  pur vivendo un momento di difficoltà riusciamo a sentire la bellezza che ci circonda, le piccole fortune che costellano la nostra quotidianità.
Parlo da miope, per poter guardare al di là del nostro naso è necessario mettere delle lenti che ci aiutino a mettere a fuoco.
Forse, la felicità è proprio questo, saper mettere a fuoco attraverso le lacrime…
Un gesto di fiducia verso la vita, e io sono certa che la fiducia viene sempre ripagata.

Dopo una serata in cascina, mangiando vegano e guardando una colonia di gatti felici, condividendo buon cibo compassionevole e risate sincere.
Salutando Chester, che mi ha spronato a correre la prima volta che ho calzato le scarpe da corsa e non potevo che camminare, a causa di un importante intervento chilurgico tanti anni fa.
Salutando Chester che mi ha fatto scoprire il mio animo rock, che mi ha commosso con la sua storia personale, che mi ha accompagnato al traguardo della mia prima corsa importante.
Salutando Chester, la cui voce ha accarezzato molti dei miei post e anche questo.

E che voi dì?

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Come ho già avuto modo di dire, non amo particolarmente vivere nella città in cui mi trovo.
Così per il mio compleanno, mi sono “regalata” qualche giorno a Roma, dove una cara amica aveva preparato per me un super regalo, tre giorni di ferie da condividere con programma d’eccezione:
1) Giorno 1 : concerto dei Depeche Mode
2) Giorno 2: concerto dei 2Cellos
3) Giorno 3: Concerto di Samuel.
Il tutto accompagnato da chiacchiere, confidenze, grandi risate (e vabbè mi conoscete, la regina dei melodrammi) pure qualche lacrima, tour per Roma con una romana.
Una delle cose più divertenti è capita una delle sere prima di recarci a vedere uno dei concerti, ci siamo fermate a fare un aperitivo, io ho chiesto “una birra rossa alla spina”.
Il cameriere mi ha guardato come si guarda una che in ferramenta cerca del tulle rosa; allora la mia amica ha ripetuto il mio ordine a quel punto il cameriere ha cambiato espressione e ci ha guardato come fossimo due aliene, fino a pronunciare il fatidico “e che voi di’?”.
Inutile dire che questo è stato il leitmotiv delle mie “Vacanze Romane”.
Giorni ricchi di energia, e non immaginavo quanto ne avrei avuto bisogno.
Il presagio dei giorni che di lì a poco sarebbero arrivati, non si è fatto attendere.
Arrivata a Termini, ho perso il treno; benché mi fossi presentata in largo anticipo alla fermata della navetta che mi ci avrebbe condotto, la navetta è invece arrivata con un’ora di ritardo.
Ho scoperto di aver acquistato un biglietto non rimborsabile, ho vinto un nuovo biglietto ad un prezzo non proprio conveniente e tre ore di attesa a Termini per il primo treno per casa.
Il giorno dopo era il mio compleanno e per regalo ho ricevuto il colpo di coda della fine della relazione a più partecipanti, in cui ero stata coinvolta fino a quando tirando i dadi ero tornata indietro di qualche casella.
L’inizio di uno dei peggiori compleanni che io ricordi, ma devo essere onesta ha anche rivelato molto su alcune persone che gravitano nella mia vita, e non sono state poche…
Le parole son belle, ma le azioni a volte, mettono parole che non siamo in grado di pronunciare o che, per contro non vogliamo ascoltare.
L’immagine che mi viene in mente pensando a questo periodo è quella del domino, fatta cadere la prima tessera a cascata vengono giù, tutte le altre.
Il rumore della mia caduta disastrosa, è arrivato a coloro che mi amano davvero e intorno a me si è stretta una rete fitta di amici più o meno vicini.
Si è sprigionata un’energia fortissima, una condivisione e una presenza incredibile, e non è la prima volta che accade, ma quello che mi ha colpito è che questo è un momento molto difficile, non solo per me. C’è chi sta affrontando una separazione, chi una malattia importante, chi la morte di un genitore, chi sta organizzando un matrimonio, eppure ognuno di noi ha messo a disposizione dell’altro amore e siamo qui ad incoraggiarci e sostenerci. Siamo qui a ridere di tuto quello che credevamo di aver imparato e invece, siamo qui ripetenti nella speranza di non essere fuori tempo massimo.
Io, lo ammetto sono un bersaglio facile, i casini che riesco a realizzare con il minimo sforzo sono epocali, mi piace pensare che sia Karma e non una naturale inclinazione alla minchionaggine.
E allora penso, che posso ancora ritenermi una persona fortunata, perché ho qualcuno che riesce a farmi ridere di quello che farebbe piangere e allo stesso tempo perchè ho il cuore di mettere da parte i miei casini per condividere  le gioie e le difficoltà di chi amo.
In questa sera d’estate, accarezzata da un vento leggero e fresco, guardo fuori dalla mia finestra e forse penso che non è più da qui che voglio guardare la vita.

Buon  quasi compleanno PedraP

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Sono certa che quando Dio (o chi per lui) distribuiva la porzione di buoni amici che ci spettano in una vita, io ho fatto la furba, (ma giuro solo in buona fede per vedere se riuscivo a burlarlo) e ne ho preso una porzione doppia.
Fra pochi giorni sarà il mio compleanno, appartengo a quelle categoria di persone che accoglie il proprio compleanno con la stessa gioia di quando da bambini venivamo costretti a fare la foto di classe , fermi immobili, pietrificati in attesa della fine della tortura.
Io, vi assicuro, in tutte le foto dall’asilo alle superiori ho la stessa espressione:”perché sono qui e quando finirà tutto questo? Abbozzando per anni, un sorriso che pareva una paresi permanente.
Quest’anno, però, il mio compleanno è differente.
Questo è stato l’anno della consapevolezza, dei traguardi mancati, e del “ritenta, sarai più fortunato”
L’anno dell’amore: quello che mi ha fatto emozionare, scommettere e perdere, quello che mi ha sorpreso, che mi ha fatto sentire viva, smarrita e piccola.
L’anno dell’abbraccio ritrovato di Davide, quell’abbraccio che per me è casa.
Quel legame karmico che né il tempo né la nostra leggerezza ha potuto rompere.
L’anno in cui ho conosciuto persone che sono entrate nella mia vita, in punta di piedi arricchendola, riempiendomi di meraviglia.
L’anno in cui ho imparato ad osare, superare i miei limiti.
L’anno dell’eremo, l’anno in cui ho trovato il coraggio di lasciare la sicurezza dell’eremo.
L’anno dei Placebo.
L’anno della condivisione su più livelli, tutto quello che ho vissuto, non è mai stato in solitaria.
Sono una donna fortunata, una di quelle che può contare su un cordone di persone, presenti.
Una di quelle che può contare sull’amore e sul sostegno, ma soprattutto su sonore pedate nel sedere quando indugia in atteggiamenti di commiserazione.
Sono una ragazza fortunata, perché forse un sogno (o più di uno) me l’hanno rubato, ma il mio pacchetto risarcitorio comprende una serie di persone che costruiscono una realtà variegata, ricca di energia.
Non è poco, non lo è per niente, soprattutto se considerate che compio appena 20 anni e ho già tanta consapevolezza!
Tanti auguri, PedraP.

Doti e dadi

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Certo è un periodo ingarbugliato, certo ci sono stati dei momenti difficili, certo a volte mi sento davvero uno straccio, ma quanta vita, quanta vitalità.
La mia acidità regge bene, in questo movimento sussultorio di emozioni,
sono acida e sarcastica al punto giusto, sono come piace a me, e al massimo ai miei gatti.
Frequento (frequentavo) un uomo e ho scoperto nell’ordine, che mi piace, che gli piaccio, che non sono l’unica che gli piace, non sono l’unica a cui piace.
Che è un narcisista bugiardo ed ego riferito.
Mi scopro dotata di doti investigative che Perry Mason, sarebbe fiero di me e la Cia mi sta corteggiando con offerte che solo per incredibile modestia, rifiuto.
Non posso svelare i trucchi del mestiere, ma ho potuto vedere l’altra lei ed ho capito  che era il momento di fare un passo indietro: quei due hanno molto in comune, tipo un ego smisurato e tanta voglia di apparire, più di quanto mai potrò avere io raccogliendo le mie prossime due vite e pure chiedendo in prestito ad un tasso accessibile, una delle vite dei miei gatti.
E niente, pure sta volta, tiro i dadi e torno indietro di qualche casella….o forse vado avanti, ma sono troppo dentro il gioco per accorgermene.
Intanto io e Davide (il mio amico del the allo zenzero) siamo burro e marmellata, siamo inseparabili, siamo noi, siamo, ci siamo.
E capisco che il tempo non cancella, che il tempo a volte serve solo per riportare indietro pezzi che il vento della vita pareva aver allontanato.
Mi rendo conto che, tutto il caos che mi sembrava di aver accumulato in questi mesi sta trovando un suo ordine, che malgrado le mie doti magiche, non sono in grado di prevedere tutto ciò che sarà o potrà essere, ma sono benissimo in grado di scovare una sconosciuta e capire il suo ruolo,  in questo triangolo imperfetto.
E sono soddisfazioni pure queste.
In barba a tuti quelli che mi dicono che io non so ascoltare: amori miei è solo un modo per depistarvi!!!!
Il crimine non avrà vita facile, Pedra 007 veglia su di voi…appena ho un attimo di tempo…ora vado è giunto il momento per me di  tirare i dadi. 

Astenersi perditempo

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Come sapete ho avuto una lunga e appagante relazione con Netflix, e quindi un po’ me ne intendo di relazioni che partono con grandi promesse e si chiudono con la scissione di un contratto.
Questa breve, ma intensa relazione mi ha aiutato a capire facilmente quando il periodo di prova gratuita della mia frequentazione era terminato.
Era finito il periodo ricco di grandi promesse, la luna di miele insomma.
Il momento magico in cui ci si sente i più fortunati del mondo e peccato mortale, ci si sente felici ad ogni piè sospinto.
Quando il lui in questione è arrivato da me con una serie di pretese, che neppure il più sfacciato degli avvocati avrebbe osato proporre, una serie di clausole vessatorie che neppure sotto pesante effetto di droghe d’amore avrei accettato, altro non mi è rimasto da fare se non strappare il contratto.
Nel preciso momento in cui ho visto volteggiare per aria i coriandoli delle sue clausole vessatorie, ho realizzato che ero di fronte ad uno dotato di un narcisismo talmente hard, da essere porno.
Nel giro di pochi mesi sona passata attraverso (incolume?) uno che mi ha detto “non chiedermi coerenza” facendomi rifugiare in un eremo (ah bei tempi) ad uno che mi ha proposto una gestione tipo multiproprietà della sua persona, perché lui “sentiva il bisogno di esplorare l’universo femminile”.
Non ho ben capito se io ero un pianeta insignificante, un asteroide. Un buco nero.
Un “ non identificato”.
È risaputo che io non abbia con la scienza un buon rapporto, nonostante ciò non vorrei che a causa mia non venissero scoperti i misteri dell’universo femminile.
Quindi ho liberato da ogni vincolo e della mia presenza, il novello esploratore dotato di cotanto e impressionante narcisismo e curiosità.
Allo stato attuale delle cose , posso affermare che:
Se avessi avuto una sfera di cristallo, avrei mantenuto la mia relazione con Netflix.
Il contratto era molto più chiaro e aveva meno pretese.
Inoltre devo cercare un potente antidoto contro il mio pessimo gusto in fatto di uomini.
E’ un dato di fatto. E’ una certezza.
In assenza del quale:
A.A.A cercasi eremo vista mare, con cella condivisa, una bipede due quadrupedi. Astenersi perditempo.

Pedra